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18 Feb 2018

Orchestra Busoni

Massimo Belli, direttore
Lucio Degani, violino
Francesco Ferrarini, violoncello

18 febbraio 2018 Esporta il calendario

Rosarno: Teatro Argo

Via Carlo Alberto, 1
Rosarno, RC 89025 Italia

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Scheda

18 febbraio 2018 @ 18:00 - 20:00

Organizzatori

Amici della Musica – Palmi RC, A.M.A. Calabria

L’Orchestra da camera Ferruccio Busoni, fondata nel 1965 da Aldo Belli, è formata da affermati strumentisti vincitori di importanti concorsi internazionali, che vantano una lunga esperienza concertistica nel campo solistico e cameristico e tramandano la civiltà musicale del Trio di Trieste e del Quartetto Italiano di cui sono stati allievi. Nei suoi 50 anni di carriera l’orchestra ha suonato in tutto il mondo collaborando con i principali solisti a livello mondiale. Da sempre attenta alla diffusione della musica contemporanea, ha al suo attivo molte prime esecuzioni assolute di compositori quali: Nieder, Sofianopulo, Margola, Conti, Viozzi, Coral, Dott, Visnoviz, Bellini, Glass ecc., alcune delle quali dedicate alla Busoni. Vastissimo il suo repertorio e significative le sue incisioni discografiche pubblicate per importanti etichette internazionali.

Massimo Belli, formatosi alle prestigiose scuole di Renato Zanettovich, Trio di Trieste, Piero Farulli, Henryk Szeryng e Salvatore Accardo, è stato premiato in numerosi concorsi nazionali e internazionali. Vanta una ricchissima carriera internazionale come solista e in prestigiose formazioni da camera. Dopo aver studiato direzione d’orchestra con Aldo Belli e Julian Kovatchev, è divenuto il direttore della Nuova orchestra da camera Ferruccio Busoni. E’ professore di violino al Conservatorio di Trieste.

Lucio Degani, dopo aver studiato con Renato Zanettovich, Dario De Rosa e Piero Farulli, ha intrapreso una vivace carriera concertistica comesolista e prima parte di prestigiose orchestre dirette da illustri Maestri (Bertini, Maazel, Maag, Muti, Sinopoli, Thielemann. Ha preso parte anumerose registrazioni discografiche per Erato, RCA, RCA Victor, Emi nipponica, Rivoalto e Real Sound. Suona un violino Don Nicolaus Amati del 1734.

Francesco Ferrarini, dopo aver studiato con Luca Simoncini, Mario Brunello e Franco Rossi, ha vinto prestigiosi concorsi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività come solista con le migliori orchestre da camera italiane e straniere in tutto il mondo. Primo violoncello e solista con il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro Regio di Torino e il Teatro la Fenice di Venezia, è docente di violoncello presso il Conservatorio di Trapani.

Il programma

Charles Auguste de Bériot (1802 – 1870)
Scenes de ballet op. 100 per violino e archi
Allegro vivace – Adagio cantabile – Tempo di bolero – Valse moderato – Allegro appassionato – Più animato
Giada Visentin violino

Piotr Ilich Ciaikowski (1840 – 1893)
Andante per violoncello e archi
Francesco Ferrarini violoncello

Piotr Ilich Ciaikowski (1840 – 1893)
Elegia in memoria di Samarin per archi

Niccolò Paganini (1782 – 1840)
Le streghe – Introduzione tema e variazioni su un tema di Franz Süssmayr, op. 8 per violino e archi
Lucio Degani violino

Antonio Bazzini (1818 – 1897)
Fantasia su motivi della Traviata di Verdi op. 50 per violino e archi
Lucio Degani violino

Leos Janacek (1854 – 1928)
Idillio per archi
Andante – Allegro – Moderato – Allegro – Adagio – Scherzo – Moderato

Note di sala

Charles August de Beriot è molto più noto per essere il marito della celebre cantante Maria Malibran che non per le sue virtù violinistiche che, in ogni caso, lo portarono ad essere insegnante presso il Conservatorio di Bruxelles dando vita alla celebre scuola violinistica belga. La cecità che lo colpì nella piena maturità, limitò fortemente la sua vena compositiva, che rimane in ogni caso copiosa. Le scene de ballet che ascoltiamo stasera sono un brillante esempio della sua verve e fanno da sottofondo ideale ad un fantastico balletto in cui la fanno da padrone un vibrante bolero ed un sognante valzer per concludere con uno scoppiiettante e virtuosistico finale. Il grande Tolstoi si commosse fino alle lacrime ascoltando l’adagio cantabile del primo movimento del quartetto op. 11 n. 1, forse leggendo in questa musica eterea la vera anima russa. Il grande successo riscosso dal brano convinse Piotr Ilich Ciaikowski dieci anni dopo a operarne la trascrizione per violoncello e orchestra che ascolteremo. Solo qualche anno dopo, in occasione del cinquantesimo anno di attività nel campo della drammaturgia di Ivan Vasilievic Samarin, gli amici convinsero Ciaikowski a comporre un brano in suo onore, anche perché aveva curato la regia della sua opera Eugene Oneghin. La pagina doveva essere un omaggio personale, ma, cinque anni dopo la morte dell’amico, Ciaikowski pensò di pubblicare la composizione, assegnandole anche il titolo, che è così entrata di prepotenza fra quelle più eseguite per la grande cantabilità e l’atmosfera rilassata che la anima. Il dialogo fra i violini ed i violoncelli si svolge in un clima di melanconica dolcezza che assume nel finale un carattere più conciso per approdare all’impalpabile finale. Era il 1813 quando Paganini scelse, con grande senso dello spettacolo, di debuttare alla Scala con questo inconsueto motivetto, allora in grande voga, tratto da un balletto di Sussmayer, sul quale ricamò delle brevi variazioni ora beffarde ora virtuosistiche. Ebbe ragione a puntare su una composizione così “leggera”. Fu un vero trionfo tanto che ottenne ben undici repliche. Ed il successo prosegue ancora oggi, che è diventato il cavallo di battaglia di tutti i grandi violinisti, vero momento di trionfo di viruosismo. Il pezzo di Bazzini, scritto una cinquantina di anni dopo quello di Paganini, abbandona il virtuosismo puro per prendere la forma della parafrasi. Tutto la composizione, infatti, è incentrata sul personaggio di Violetta. Le vicende dell’opera diventano così occasione per indagare sull’animo della giovane seguendola dalla nascita dell’amore per Alfredo fino alla disperata aria finale.

Leos Janacek compose l’Idillio per archi nel 1878, quando aveva appena terminato i propri studi. Purtroppo, infatti, per difficoltà economiche, era dovuto far ritorno a Brno, dove si guadagnava da vivere dirigendo qualche coro e insegnando musica nel locale istituto magistrale. Questa composizione fu una delle sue prime composizioni, alla cui prima esecuzione assistette anche Dvorak, che era stato anche uno dei suoi maestri. La composizione, purtroppo non molto eseguita, si distende in vari movimenti legati da un comune sentore che è quello espresso nel sottotitolo apposto all’andante e che recita “Non di tutto possiamo essere felici. Non di tutte le cose che facciamo nella vita. Basterebbe esserlo di una, perché quell’una poi rischiara tutte le altre e siamo salvi”. Una nota curiosa. Solo nove anni più tardi, nel 1887, il ventisettenne Francesco Cilea scriveva un “Idilio” per archi: semplice coincidenza? Il clima è proprio quello!